1917-2017 – 100 anni fa … il nostro futuro

Il 2017 segna un importante anniversario: i 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. Se ogni anno questa data viene denigrata con menzogne e bugie revisioniste e opportuniste, l’occasione del centenario lo sarà ancora di più. Calunnie e mistificazioni da parte di coloro che proprio non mandano giù questa sconfitta storica della borghesia, il momento più alto della storia della lotta della classe operaia contro il capitalismo e l’oppressione, l’atto della presa del potere degli sfruttati e dell’instaurazione della dittatura del proletariato.

Per i comunisti, i proletari e gli oppressi di tutto il mondo è una Festa mentre per capitalisti, borghesi, riformisti, clericali e fascisti è un momento di dolore per aver perso quella sorta di investitura che basa sulla proprietà privata e lo sfruttamento l’essenza dei principi universali di “civiltà”. Anche se poi hanno ben operato per riprendersi ciò che avevano perso.

Sulla strada aperta dalla Comune di Parigi, nel 1917, per la prima volta il proletariato ha affermato il suo potere prendendo in mano i mezzi di produzione, sottraendoli alla proprietà privata, distribuito la terra ai contadini, nazionalizzato le banche, proposto un decreto sulla pace, realizzato una serie di diritti civili anche a favore dell’emancipazione della donna, sconosciuti nei paesi capitalisti.

Tutto ciò fu possibile grazie alla presenza ed all’azione di un partito – quello bolscevico, poi comunista – che, dopo aver fatto chiarezza ideologica e sgombrato il terreno sul piano politico all’interno del movimento rivoluzionario russo degli elementi e delle posizioni arretrate, piccolo borghesi, opportuniste che vi si annidavano, seppe elaborare ed attuare una strategia rivoluzionaria capace di cogliere i reali bisogni delle masse proletarie e popolari di quel paese: pace, pane, terra. E rispondendo a quelle necessità seppe procedere sulla via della costruzione del Socialismo.

“Prima il proletariato rivoluzionario abbatta la borghesia, spezzi il giogo del capitale, frantumi l’apparato statale borghese e allora il proletariato, ottenuta la vittoria, potrà rapidamente attrarre dalla sua parte le simpatie e l’appoggio della maggioranza delle masse lavoratrici non proletarie soddisfacendone i bisogni a spese degli sfruttatori” sono le parole chiare di Lenin in polemica con chi voleva ottenere i cambiamenti e la conquista della maggioranza della popolazione tramite il voto parlamentare.

A distanza di 100 anni capitalisti, borghesi, riformisti e reazionari di ogni specie sono ancora impegnati a dimostrare che “l’orrore comunista” è stato un errore della storia che non si potrà ripetere, soprattutto dopo il crollo dell’Urss, e ripropongono come unico modello di vita quello basato  sullo sfruttamento di classe, sull’oppressione dei popoli, sulla supremazia della proprietà privata e del massimo profitto. Il che si traduce in un continuo aumento dello sfruttamento della grande maggioranza della popolazione del globo da parte di 60 famiglie che detengono la ricchezza mondiale e di aggravamento delle condizioni di lavoro e di vita del proletariato e delle masse popolari. In questa crisi il grande capitale, per salvare i propri profitti, sacrifica settori consistenti della sua stessa classe, così la piccola borghesia viene bruscamente calata in un processo di impoverimento e proletarizzazione. Ma, al contrario di ciò che si può pensare, questi settori non vanno automaticamente ad ingrossare l’esercito proletario, anzi, spesso riversano la colpa di tutte le loro sconfitte e fallimenti – anziché sul mercato e contro le multinazionali – su lavoratori, sindacati, immigrati, comunisti ingrossando le fila della deriva reazionaria.

Nonostante l’avanzata delle teorie e delle organizzazioni che si richiamano al nazismo e al fascismo, la messa fuori legge dei comunisti in molti Paesi, il tentativo dell’Unione Europea di mettere fuori legge i simboli della lotta di classe del riscatto degli sfruttati equiparandoli a quelli del nazismo, come comunisti rivoluzionari siamo orgogliosi di fare parte di quel grande Partito internazionale che 100 anni fa ha iniziato una nuova epoca: quella delle rivoluzioni proletarie, dell’abbattimento del capitalismo e dell’imperialismo, l’epoca della dittatura del proletariato sulla borghesia, come forma più alta di democrazia.

La contraddizione tra capitale e lavoro diventa sempre più acuta, insanabile e inconciliabile. Le teorie riformiste si infrangono contro la realtà di tutti i giorni e ciò conferma che il capitalismo non è riformabile, ma che deve essere abbattuto. Lo sviluppo imperialista porta con sé sempre maggiori divisioni e contraddizioni tra capitalisti in competizione tra loro, porta a guerre in aree sempre più vaste come preparazione a scontri sempre più ampi e devastanti per l’umanità e l’ambiente. La rivoluzione e il socialismo rappresentano sempre più l’unica via d’uscita.

Per rendere vittoriosa una rivoluzione proletaria è necessario il Partito comunista, il partito della classe operaia e del proletariato organizzati, che superi la frammentazione e il gruppettarismo che hanno favorito il nemico di classe, mettendolo in condizione di lavorare indisturbato e di disgregare i ranghi del proletariato.

Le nostre risorse e le nostre energie sono infinitamente più ridotte di quelle del nostro nemico che possiede l’apparato statale, quello economico e finanziario, quello clericale, i sindacati, i partiti borghesi, riformisti e finti comunisti. Noi non possiamo disperderle, ma dobbiamo fare tutto il possibile per unirle, organizzarle, razionalizzarle e renderle più incisive.

La Rivoluzione d’Ottobre ha aperto una nuova epoca quella delle rivoluzioni proletarie in tutto il mondo. È stata la scintilla che nel corso dei decenni ha indicato ai proletari la via da seguire per liberarsi dallo sfruttamento capitalista e dall’oppressione.

La Rivoluzione proletaria dell’ottobre fu il motore e la sicura retroguardia per tutti gli assalti rivoluzionari contro il capitalismo e l’oppressione, il trionfo dell’internazionalismo proletario. L’Ottobre rosso ha rappresentato la bussola che ha reso possibile le lotte di liberazione contro il colonialismo e di lotte memorabili che hanno portato a grandi conquiste per le masse sfruttate.

Nel nostro paese, ad esempio, determinò il periodo denominato “biennio rosso” che fu battuto, ma la cui esperienza fu alla base della costituzione del Partito comunista, dello sviluppo della lotta antifascista fino alla lotta armata partigiana che ha sconfitto il nazifascismo. In questa lotta le aspirazioni dei proletari- in gran parte diventati partigiani – e dei comunisti che ne erano alla guida erano l’abbattimento del fascismo e del capitalismo che lo aveva generato. Un’aspirazione tradita e incanalata dalla maggioranza della direzione del PCI che si era formata in quegli anni, con Togliatti segretario, su binari che portarono prima al disarmo delle formazioni partigiane, poi all’amnistia dei fascisti fino alla normalizzazione istituzionale, negando ogni possibilità di lotta rivoluzionaria per una società comunista.

Traiamo dalla Rivoluzione sovietica quegli insegnamenti che ancora oggi sono validi strumenti per orientare le nostre analisi sul potere politico e sul partito comunista e per lottare in modo concreto ed efficace contro lo sfruttamento. Nel futuro della classe lavoratrice può esserci solo il comunismo, quello tanto temuto dal capitale e dai suoi partiti.

Ai comunisti spetta il compito di dimostrare che la Rivoluzione proletaria non solo è possibile ma è l’unica speranza reale di liberazione per l’intera umanità e che il Partito Comunista è lo strumento necessario e indispensabile per realizzarla.

 

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