Pubblico impiego, propaganda e realtà sulle cosiddette assunzioni

In 15 anni si sono persi 500 mila posti di lavoro nella pubblica amministrazione, sono questi gli effetti del blocco del turn over e della mancata conferma di tanti precari cacciati via pochi giorni prima di avere maturato i fatidici 36 mesi di anzianità che danno diritto formale alla stabilizzazione.
Il Governo parla di 50 mila precari da stabilizzare nel prossimo triennio (ma sulle modalità di queste procedure vige grande confusione), sono numeri approssimativi ma soprattutto sottostimati, frutto di monitoraggi mai sottoposti a verifiche sindacali.

Nei giorni scorsi si è iniziato a parlare del concorsone, 500 mila assunzioni a fronte dei pensionamenti che ridurranno gli organici della Pa, in primis quelli ministeriali. Di sicuro la forza lavoro piu’ vecchia d’Europa nei settori pubblici è quella italiana e l’assunzione di giovani è quanto mai necessaria.

E’ bene tuttavia non farsi illusioni perchè il Governo non ha mai rimosso i tetti in materia di spesa del personale e per questa ragione numerosi enti saranno in seria difficoltà ad assumere.

La demagogia del Pd non entra nel merito della necessità di rimuovere tutti gli ostacoli normativi in materia di assunzione, se lo facesse dovrebbe rimettere in discussione lo stesso Fiscal compact .

Ma il messaggio lanciato , per quanto fuorviante, è destinato a creare aspettative e illusioni, sarà quindi il caso di sviluppare qualche ragionamento per non cadere vittime di spot elettorali.

I decreti Madia approvati da poco, e sui quali il sindacato ha taciuto rendendosi complice della loro approvazione, entrano anche nel merito delle dotazioni organiche abbandonate a favore dei cosiddetti fabbisogni, in soldoni non saranno piu’ assunti lavoratori e lavoratrici per i posti vacanti a causa dei pensionamenti, le amministrazioni entreranno nel merito di chi assumere con variazioni annuali. Discrezionalità e flessibilità nella gestione del personale saranno sempre piu’ accentuati ma aumenterà il potere della politica per favorire alcune assunzioni a discapito di altre, assunzioni utili al programma di mandato di Sindaci e amministratori.

Di sicuro mancano infermieri, medici e oss negli ospedali, mancano tecnici e progettisti per lavorare sugli appalti o amministrativi per digitalizzare la Pa.

Ma con il decreto Madia le assunzioni stabilite dai fabbisogni potranno essere dettate da criteri ben poco oggettivi e sfuggire alle reali necessità dei settori pubblici.

Le assunzioni quindi arrivano non solo in grave ritardo ma saranno gestite da normative che di fatto limitano la spesa di personale e non sono dettate da criteri oggettivi, senza dimenticare che i numeri forniti dal Governo si sono sempre dimostrati sbagliati come quando parlavano dei nuovi posti di lavoro creati dal Jobs act salvo poi essere smentiti dalle statistiche.

Per farci una idea sui numeri reali, basta ricordare che la spesa per il personale pubblico è scesa da 174 miliardi a 160, i dipendenti da 3,5 milioni a 3 milioni con decine di migliaia di pensionamenti previsti per il prossimo triennio per sopraggiunti limti di età (pensiamo se non fosse intervenuta la Riforma Fornero quanti dipendenti in meno registreremmo già oggi).

La cifra allora di 500 mila nuovi posti di lavoro è sicuramente inadeguata perchè da qui al 2021 avremo perso non meno di 850 mila organici.

Le sbaniderate nuove assunzioni non tengono conto della perdita di 500 mila posti solo negli ultimi 12\15 anni , si guarda solo a quanti andranno in pensione (o poco piu in avanti). Insomma , alla fine, i problemi resteranno irrisolti e gli organici inadeguati anche all’indomani di 500 mila assunzioni.

Già nel 2010 alcune proiezioni ministeriali parlavano della gobba demografica e del pensionamento di 500 mila unità, ma per anni si è perseguito solo l’obiettivo della riduzione di spesa in linea con i dettami imposti alla finanza pubblica dai trattati europei. Quindi lo spot Governativo puo’ meravigliare solo chi è senza memoria, 500 mila nuovi posti non sono sufficienti.

Negli ultimi anni si è lavorato in condizioni sempre piu’ precarie, in Spagna e Grecia si è scelto di licenziare dipendenti pubblici o di ridurne lo stipendio per decreto legge, da noi si sono usati altri stratagemmi ossia il blocco delle assunzioni, l’innalzamento dell’età pensionabile, l’aumento dei carichi di lavoro, la cancellazione di alcuni enti giudicati inutili (vedi Province),

Gli stipendi non sono stati diminuiti per legge (al contrario dei buoni pasto fermi a 7 euro) ma congelati con il mancato rinnovo dei contratti, insomma alla fine si è ottenuto, con il sostegno sindacale , lo stesso risultato della Grecia con la differenza che da noi c’è stata pace sociale e la partecipazione dei sindacati allo smantellamento dei settori pubblici.

Il sindacato ad oggi è solo capace di vendere fumo e di tutelare un sistema clientelare, per esempio non abbiamo ancora letto dei reali fabbisogni assunzionali per gli enti pubblici, eppure sappiamo quanti medici e infermieri mancano al sistema sanitario nazionale.

Anche lo smantellamento delle Province è stato un esempio lampante di politiche sbagliate perchè rispondenti solo alla logica dei tagli di spesa. Facciamo un solo esempio: impiegati nelle politiche attive per il lavoro sono rimasti solo 6.000 dipendenti quando in Germania, per le medesime funzioni, ce ne sono 100.000 .

Anche nella digitalizzazione della Pa siamo in grave ritardo, eppure questo settore dovrebbe essere da traino per costruire servizi pubblici moderni ed efficienti.

Se Palazzo Vidoni non individua le priorità in materia di assunzioni ma pensa ad una gestione furbesca dei prossimi concorsi, dovrebbe essere il sindacato a farsi promotore di una campagna finalizzata a costruire rivendicazioni dettagliate settore per settore, comparto per comparto.

Ci chiediamo per esempio se non siano utili assunzioni per il ministero della cultura , stabilire quanti posti servono per aprire i musei, le mostre e i siti archeologici che poi richiamano turisti e rappresentano una fonte di introito che fa bene alla economia.

La sfida per il sindacato dovrebbe essere questa, mobilitarsi e scioperare per un contratto dignitoso e per dettare le linee guida delle future assunzioni stabilizzando tutti i precari ma, allo stesso tempo, rivendicare formazione e riqualificazione del personale con stipendi europei.

Una sfida all’insegna della conflittualità ma anche della proposta che per essere sostenuta avrebbe bisogno di un altro sindacato, non cinghia di trasmissione dei partiti ma autonomo e indipendente, svincolato dalle logiche che negli ultimi decenni hanno ridotto il potere di acquisto e di contrattazione.

Federico Giusti

[dalla rubrica Il domenicale di Controlacrisi – Link]