“Che le classi dominanti tremino pure all’idea d’una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdervi, all’infuori delle loro catene: essi hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i paesi unitevi!”

(Marx-Engels, Manifesto del Partito Comunista)

E la rivoluzione comunista ci fu: le classi dominanti tremarono di fronte al proletariato vittorioso che spezzava le proprie catene. La Rivoluzione d’Ottobre non fu un evento improvviso ma il culmine di un processo rivoluzionario di massa guidato dal Partito Bolscevico e dalle avanguardie operaie e contadine russe.

Certamente l’Ottobre Rosso cambiò materialmente le condizioni di vita di tutto il proletariato mondiale, a partire da quello russo: dai decreti varati dal governo rivoluzionario dall’ottobre 1917 al Trattato di Brest-Litovsk, che non riguardavano solo pace e terra, ma anche le libertà cosiddette civili, come quella di movimento e di pensiero, dai diritti delle donne e dei minori, agli avanzatissimi Codici del lavoro, della famiglia e della terra, dai decreti di nazionalizzazione e collettivizzazione al processo di industrializzazione. Ciò che nei paesi capitalisti era ancora solo una sbiadita utopia, divenne per l’operaio e il contadino sovietico una prassi concreta e compiuta, assurgendo a modello per le lotte operaie e contadine di tutto il mondo.

Cosa ne è oggi di quel patrimonio di lotte, di teoria e di prassi? Qual è lo stato di consapevolezza, di coscienza “per ” della classe operaia?

L’Inchiesta Operaia sull’Ottobre è un progetto politico che attraverso uno strumento noto, quello dell’inchiesta, cercherà, senza alcuna pretesa di esaustività, di comprendere quanto di quella “presa del Palazzo d’Inverno” di cent’anni fa, che coinvolse e ispirò il proletariato del XX secolo, sia rimasto nella coscienza/percezione/memoria del proletariato del XXI secolo, conducendoci altresì al nocciolo della questione: il grado di consapevolezza della classe operaia sul proprio ruolo “storico”, sulla questione del potere, sul ruolo dello Stato borghese e dunque sulla necessità della rottura rivoluzionaria.

A 100 anni di distanza non vogliamo celebrare nè tantomeno commemorare: vogliamo riscoprire il senso storico della prima rivoluzione con la quale il proletariato ha preso in mano il Potere, cosa ha rappresentato nell’immaginario collettivo ed individuale di generazioni di operai e oppressi l’ottobre 1917, nelle loro lotte e nei loro sogni; vogliamo chiederci che cosa resta di quel sogno, di quelle aspirazioni, nelle generazioni attuali di sfruttati di tutto il mondo.

La Rivoluzione d’Ottobre ci interessa dunque perchè ci interessa la Rivoluzione oggi, in un contesto profondamente mutato dalle dinamiche di disarticolazione materiale e ideologica operate dal cambiamento di fase del capitalismo a partire dagli anni ’80 e approfondite dopo l’89 in assenza del soggetto organizzato dei comunisti – il partito – e in una fase di forte frammentazione politica e sindacale mentre, al contempo, il carattere reazionario delle classe padronale in tutta Europa genera sempre maggiore sfruttamento, repressione e guerra.

L’inchiesta diventa inoltre elemento cruciale per la rinascita di una prassi comunista: può, se condotta con lo spirito e le motivazioni adeguate, rivelarsi propedeutica per proporre una organizzazione, un’avanguardia che consenta di agire nella materialità dell’esistente e ponga nuovamente al centro il proletariato del XXI secolo. Non quello che vorremmo o che dovrebbe essere, ma quello che oggi nelle dinamiche specifiche della fase odierna genera plusvalore e che dunque subisce lo sfruttamento e la barbarie.

Non si tratta quindi di un’inchiesta statistica neutra, asettica: non abbiamo certo bisogno dell’inchiesta per sapere che oggi il capitalismo ha stretto in una morsa feroce il lavoro, piuttosto la nostra intenzione è quella di indagare, a partire proprio dai punti alti dell’accumulazione capitalista e dello sfruttamento dei lavoratori, se esistano, e quali siano, oggi le condizioni e la coscienza per una risposta organizzata.